Questo credito è tossico! NPL: cosa sono e perché riguardano tutti noi.

C’è una montagna di denaro (più di 170 miliardi) dietro tre lettere apparentemente innocenti: NPL. Si tratta dei Non Performing Loans, i “crediti non performanti”: prestiti che le aziende o i privati, a causa della crisi economica, di fallimenti o altro, non sono in grado di restituire – in tutto o in parte – al sistema bancario italiano.

Nel gergo specialistico sono detti anche “crediti deteriorati”, e comprendono diverse sottocategorie: ci sono ad esempio le sofferenze: crediti la cui riscossione è per vari motivi a rischio. Oppure gli incagli, termine impiegato in presenza di difficoltà temporanee, che si suppone siano superabili dopo un certo periodo di tempo.

Cosa fanno le banche, per cercare di rientrare dei loro NPL? Senza inoltrarci in una materia molto tecnica, le strategie più comuni sono due. Il ricorso a società specializzate nel recupero dei crediti. Oppure la vendita del credito a terzi: se io banca ho un credito di 100 che dispero di recuperare, può andarmi bene venderlo anche in cambio di una cifra percentuale molto più bassa: meglio pochi e subito che tutti e mai.

Ora, il Fondo Monetario Internazionale sta appoggiando la linea dura intrapresa dalla Banca Centrale Europea che fa pressione alle banche per un’accelerazione della ripulitura dei bilanci bancari.

Le banche italiane dovranno ridurre entro fine anno i crediti deteriorati per 65 miliardi di euro (fonte: Sole 24 ore). UniCredit venderà 18 miliardi di crediti, Mps 26 miliardi.

Il Fondo Monetario Internazionale, nel suo bilancio semestrale, osserva anche che su 30 grandi banche mondiali ben 9, tra cui UniCredit, non matureranno una redditività sostenibile entro il 2019.

Anche se la ripresa economica porterà a un miglioramento, la situazione resta critica.

Cosa significa tutto ciò sul fronte delle aziende, in specifico delle Imprese italiane alle prese magari con problemi di liquidità e insolvenze?

Di certo, l’atteggiamento delle banche sarà molto meno accondiscendente. Anche perché è di questi giorni l’approvazione da parte del Parlamento italiano della riforma di tutta la materia dei fallimenti. Tra le importanti novità previste dal disegno di legge A.S. 2681, c’è l’obbligo per le aziende di predisporre strumenti preventivi finalizzati a far emergere per tempo elementi critici di bilancio con sistemi di allerta d’impresa.

L’Allerta d’impresa – va ribadito – diventerà un obbligo per gli organi di vigilanza come ad esempio i sindaci del consiglio di amministrazione, e dovrà far emergere quanto prima quei problemi che nella maggior parte dei casi richiedono la “collaborazione” delle banche, le quali hanno sono già rigide nei confronti delle aziende dichiarate con un rating a rischio negativo.

Per tornare alla “stretta” prevista da BCE sulle sofferenze bancarie, va segnalata la dichiarazione del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che paventa, come conseguenza di questa politica di riduzione degli NPL “una riduzione dei flussi di credito per le imprese”.

E in effetti, questo è quanto c’è da aspettarsi.

Cosa fare? È necessario giocare d’anticipo.

In queste situazioni esistono società specializzate come Entriage che da anni lavorano per far emergere per tempo le criticità che si annidano nelle pieghe di un bilancio, anche molti anni prima che queste assumano dimensioni poi difficili da gestire.

Jimmy Clarini – Fondatore di Entriage

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