Vuoi entrare nelle fauci dell’orco, pardon, dell’OCRI?

Perché è bene evitare il rischio di entrare in un meccanismo ufficiale di Allerta

Nella Riforma sulla crisi d’impresa varata il 10 gennaio 2019, vengono istituiti dei meccanismi di allerta sulla base dei quali il collegio sindacale, l’Inps, l’Agenzia delle entrate e indirettamente le banche possono attivare una procedura di Allerta: l’imprenditore si ritroverebbe a fare i conti con l’OCRI (Organismo di composizione della crisi) fatto di tre componenti, come il gigantesco cane a tre teste di Harry Potter.

Sono tre soggetti nominati da Tribunale, Camera di Commercio e Associazione di categoria. Non si conoscono tra di loro. Soprattutto, non sanno nulla della vostra azienda. Ma possono decidere il suo destino.

È un rischio che è bene evitare. In questo articolo vi diciamo perché.

In cosa consiste il meccanismo di Allerta? Chi sono gli “urlatori” dell’Allerta?

Come in un qualsiasi meccanismo o circuito elettronico, anche l’azienda, organismo complesso e dinamico, deve avere dei “sensori” che segnalano se tutto va bene o se si registrano avvisaglie di problemi.

Abbiamo spiegato in un altro articolo quali sono i parametri che questi sensori devono controllare. Brevemente ricordiamo:

  1. Parametri gestionali (flussi di cassa, mezzi terzi vs propri, debiti fornitori, debiti dipendenti, altri parametri definiti dall’ordine dei commercialisti)
  2. Rating e decisioni delle banche
  3. Scaduti verso Erario e Inps

Con la riforma approvata dal Parlamento il 10 gennaio 2019, tutto questo diventa più vincolante per le aziende italiane: sane, con criticità, o a rischio.

A diverse figure vengono attribuite precise responsabilità, anche penali. E la prima responsabilità è, in sintesi, quella di urlare “Allerta!”

 

1° segnalatore: Collegio Sindacale o revisore o sindaco unico (organo di controllo)

Se i sensori indicano che l’azienda è fuori rotta, i sindaci/revisori hanno il dovere, pena la co-responsabilità penale e patrimoniale se le cose dovessero peggiorare, di richiedere all’imprenditore o amministratore o consiglio di amministrazione un piano di risanamento o qualunque soluzione che riporti in equilibrio la nave-azienda.

L’azienda dovrà presentare un piano che preveda una soluzione entro 30 giorni dal primo avviso. In mancanza di una proposta, o se il piano non dovesse sortire risultati positivi entro 60 giorni dalla sua applicazione, ecco che parte l’allerta interna all’OCRI.

Se sei un commercialista, sindaco o revisore, chiedi l’Allerta d’Impresa Entriage dell’azienda che assisti, potremo già dirti se ci sono segnali premonitori

Allerta d’Impresa Entriage

2° segnalatore: La tua Banca,  che non è indifferente

Per le nuove normative Bce (Ifrs9 e Basilea 4), che di fatto viaggiano parallelamente alle esigenze di prevenire rischi di crisi d’imprese, tutte le banche sono tenute a monitorare l’andamento dei propri clienti e ad assegnare loro dei rating (e Stage). Ciò determina l’ammontare delle riserve che le stesse banche devono tenere a copertura di un rischio di default dell’azienda, e quindi il costo del denaro da applicare. Al crescere del rischio, cresce il costo del denaro e cala la qualità del rating: questo comporta il mancato rinnovo dei fidi, o anche la revoca di eventuali fidi di cassa.

Ciò può avvenire sia alla presentazione del bilancio annuale ma anche sulla base di bilanci infrannuali che la banca sempre di più richiederà. Nel momento in cui scatta la revoca o il downgrading, viene informata la società ma anche l’organo di controllo che, a questo punto, se non aveva ancora lanciato l’allarme, scatterà sugli attenti per farlo, come da paragrafo precedente, con rischio di allerta INTERNA all’OCRI.

Vuoi sapere qual è il rating che presumibilmente la tua banca sta dando alla tua azienda? Chiedi l’Allerta d’Impresa Entriage

Allerta d’Impresa Entriage

 

3° segnalatore: Agenzia delle Entrate o Inps o Agente di riscossione (ex Equitalia)

Qui, i sensori sono molto delicati. Se lo scaduto Iva, Tasse, contributi dipendenti, ecc. superano un ammontare prestabilito, che la stessa legge 155/17 enuncia, l’Agenzia delle Entrate o l’Inps avvisano l’imprenditore di tale fatto e danno 90 giorni di tempo per provvedere al pagamento oppure avvalersi degli strumenti di rateazione. Stesso principio con l’Agente di riscossione delle tasse (Ex Equitalia) se sono scadute rate di piani di rientro o di cartelle esattoriali per i quali la società ha ottenuto beneficio di pagamento rateale. Scaduti i 90 giorni, nell’impossibilità di soddisfare le “idrovore statali”, queste procedono con l’allerta all’OCRI. È un’allerta ESTERNA.

4° segnalatore: L’imprenditore o amministratore: per evitare il peggio dal punto di vista personale

Anche l’imprenditore o amministratore può “auto-segnalare” la propria azienda all’OCRI, quando i sensori avvertono che l’azienda è fuori rotta. Ma converrà farlo? La scelta è motivata dalla possibilità di beneficiare di misure premiali, ed evitare sanzioni o accuse di reati di bancarotta di fronte ad atti che nel vecchio ordinamento sono reati veri e propri. È un’allerta INTERNA. Che c’è di male a gridare aiuto? Be’, forse era meglio farlo prima. Perché se interviene l’OCRI si entra in un campo minato.

Se sei un imprenditore o un direttore amministrativo chiedi l’Allerta d’Impresa Entriage, prima che sia troppo tardi.

Allerta d’Impresa Entriage

E quando sono davanti all’OCRI, chi mi trovo? Cosa faremo?

L’OCRI, come si diceva, è un organismo composto da tre soggetti nominati da Tribunale, Camera di Commercio e Associazione di categoria. Non si conoscono tra di loro.

Non sanno nulla del vostro business, della vostra azienda e del vostro settore. Forse non hanno mai visto un magazzino, un camion, un tornio o un operaio che fatica sulle linee di produzione.

Si riuniscono. Studiano le carte. Intervisteranno l’imprenditore. Parleranno un po’ in italiano e un po’ in economichese: Pfn, Ebitda, Circolante netto, Cash Flow, ecc. (cose che comunque dovreste sapere). Vi chiederanno relazioni, un po’ di dati. E avranno 6 mesi di tempo, prorogabili, per trovare una soluzione con i vostri creditori: banche, fornitori, dipendenti, sindacati. Intanto, nell’attesa, i conti della vostra azienda da soli di certo non migliorano. Realisticamente, peggiorano.

L’ho fatta semplice, ma di fatto si incontrano due mondi, senza intermediatori culturali: realtà contro teoria, produttività contro scartoffie, urgenza contro tempi morti, tempi del business contro tempi della burocrazia e della legge.

Non esiste ancora un OCRI. I primi saranno nominati ad inizio 2020 ma io immagino un po’ il mondo dei “commissari” di Alitalia o Ilva un po’ più in piccolo.

E poi cosa decide L’OCRI? E la mia azienda?

Il lavoro dell’OCRI potrà sfociare in due possibili opzioni:

  • Una liquidazione giudiziale, ossia l’ex fallimento, per cui il dossier va al pubblico ministero di zona che inaugurerà il viatico per la chiusura dell’attività. Per carità, nulla di drammatico, se si arriva a questo stadio è anche perché l’imprenditore si è mosso molto tardi e non ha attivato prima tutti gli strumenti di prevenzione crisi d’impresa. Si sceglie questa strada quando è ormai chiaro che non si può fare nulla, e cercare almeno di dare maggior soddisfazione ai creditori.
  • Accordi con i creditori con procedure tipo concordato o accordi di ristrutturazione quali 182bis/ter per aiutare l’azienda a continuare e darle una seconda possibilità.

Per esperienza personale, questi accordi richiedono molto tempo e soprattutto un lavoro di squadra tra imprenditore, i suoi uomini di fiducia e quella degli specialisti che lo assistono, come Entriage, che vivono e risolvono nel quotidiano tutte le problematiche del business e raggiungono giorno per giorno piccole vittorie coinvolgendo i dipendenti, i clienti e i fornitori.

Ecco da dove arriva il mio scetticismo sulle possibilità dell’OCRI di risolvere il problema, e quanto invece sono fervente promotore di una strategia che eviti qualsiasi percorso di procedure di allerta ufficiale: che è una vera e propria procedura dal sapore giudiziale e burocratico, non una soluzione ai problemi dell’azienda.

Ok, ho capito. Allora come faccio a evitare l’OCRI?

Per evitare il tunnel dell’OCRI c’è un solo modo: agire prima, agire subito. Ai primi segni di raffreddore aziendale, prima che diventi polmonite.

Valuta se nella tua azienda ci sono campanelli d’allerta con:

Allerta d’Impresa Entriage

Jimmy Clarini – Fondatore di Entriage

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