Legge 155 e Pmi: cosa c’è da sapere. E soprattutto da evitare

Nuovi parametri per imprenditore e amministratori

È diventata realtà la riforma tanto attesa sulla prevenzione e risoluzione di crisi d’impresa. Tra pochi giorni poi sarà pubblicata in Gazzetta ufficiale il nuovo Codice della crisi d’impresa e interesserà tutte le aziende italiane: sane, in equilibrio, in “disequilibrio”. O ancor peggio “a rischio”.

Dei 390 articoli di questa Legge 155 del 2017, definita “Riforma della crisi e dell’insolvenza dell’impresa”, ci sono alcuni articoli che entrano in vigore subito, e la grande novità riguarda l’istituzione di meccanismi di allerta pre-crisi.

Infatti, sulla base di specifici indicatori previsti dalla legge, collegio sindacale, Inps, Agenzia delle entrate e indirettamente le banche possono attivare la procedura di Allerta interna o esterna che innesca l’intervento dell’Organismo di Composizione della Crisi (l’OCRI), di cui parleremo più avanti.

Quali sono i parametri di riferimento che l’imprenditore, gli amministratori e i direttori amministrativi devono subito conoscere?

I flussi di cassa o cash flow dei prossimi 6 mesi

La legge è ben chiara. Un’azienda è dentro i parametri se è in grado di generare nei 6 mesi a venire flussi di cassa adeguati agli impegni e agli oneri finanziari; in parole semplici, è necessario che l’azienda abbia liquidità necessaria a pagare i debiti e le uscite previste nei successivi 6 mesi. Questo parametro implica intanto di sapere fare un budget, o quanto meno delle previsioni economiche e finanziarie, e di saper rispondere alla fatidica domanda: “quanti soldi avrà la mia azienda sul conto corrente tra 6 mesi?”. E diciamo che per una sana gestione aziendale, l’arco temporale è bene si estenda ben oltre un semestre: almeno 12 mesi, e qualche anno se ci sono previsioni di investimenti. Tecnicamente un’azienda è in crisi se non riesce a superare questo primo parametro e diventa soggetto all’Allerta, ossia a un meccanismo per cui gli amministratori devono approntare subito un piano di risanamento, con esperti della prevenzione crisi d’impresa.

Rapporto mezzi propri su mezzi terzi adeguato

I mezzi propri, o patrimonio netto (capitale sociale e riserve), è il capitale di rischio dei soci. I mezzi terzi sono i capitali delle banche. La legge dice, in parole semplici, che l’imprenditore si deve assumere il rischio d’impresa con il proprio denaro e non con quello delle banche. La “teoria” dice che un rapporto superiore di 5 a 1 di debiti bancari su patrimonio netto è segnale pessimo, perché in caso di problemi chi ci potrebbe rimettere sono le banche.

Valuta se nella tua azienda questi 2 indicatori sono da tenere sotto osservazione con:

Allerta d’Impresa Entriage

 

Altri parametri.
La nuova legge esplicita anche altri parametri da tenere presente, e che se superati determinano aggravio di responsabilità degli amministratori laddove non venga attivata la procedura di allerta pre-crisi. Questi parametri sono:

  1. L’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno sessanta giorni per un ammontare pari ad oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni.
  2. L’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno centoventi giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti.
  3. Il superamento, nell’ultimo bilancio approvato o comunque per oltre tre mesi, degli indici elaborati dall’Ordine dei Commercialisti.
  4. Importi di scaduto con l’agenzia delle entrate o Inps o agente di riscossione.
  5. Rating bancari che determinano diminuzione e revoche dei fidi.

Come fa un’azienda a tenere monitorato tutto questo? Servono nuovi gestionali? Nuovi sistemi informativi?

La legge anche su questo punto ha previsto per gli imprenditori un obbligo, che entrerà in vigore subito al 1° mese dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, modificando l’art. 2086 del Codice civile enunciando che:

“L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”

Proviamo a tradurre questo paragrafo nel concreto

  1. L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile [traduzione: devi avere dei Sistemi informativi, dei gestionali, delle persone, delle competenze interne e/o esterne];
  2. adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa [traduzione: adeguato e coerente con la complessità e quindi dovrai sviluppare dei piani d’impresa, dei budget e un controllo di gestione specifici per la tua impresa];
  3. anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale [traduzione: che permettano di fare analisi proiettive e scenari mensili/trimestrali/semestrali/annuali];
  4. nonché di attivarsi senza indugi [traduzione: impostare un piano di risanamento ed identificare quanto prima le soluzioni per evitare il peggio];
  5. per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale [traduzione: facendo in caso scattare la procedura di Allerta pre-crisi se non riesci in tempo a risolvere il problema].

 Questo significa che se non si riesce a riportare in equilibrio la situazione, da soli o accompagnati da esperti specializzati in prevenzione di crisi d’impresa e turnaround aziendale, scatterà in modo ufficiale la Procedura di allerta, guidata dal cosiddetto Organismo di Composizione della Crisi d’impresa, l’OCRI, il collegio di 3 esperti nominati dal Tribunale, Camera di Commercio e Associazione di Categoria.

L’Allerta potrà essere:

  • INTERNA, perché attivata dall’imprenditore (per evitare sanzioni) o dal collegio sindacale o dal revisore o dal sindaco unico o dalla stessa banca

oppure

  • ESTERNA, perché attivata dall’Agenzia delle Entrate o dall’Inps quando lo scaduto supera certi livelli.

In ogni caso, che sia interna od esterna, una volta scattata la procedura ufficiale di allerta, l’imprenditore NON sarà più LIBERO di decidere.

Entriage, che di criticità aziendali si occupa ai massimi livelli di competenza nel nostro Paese, si è specializzata proprio nelle prime fasi di intervento. Ha avviato da tempo un percorso proprio per poter offrire alle imprese sia strumenti efficaci e modelli diagnostico-predittivi sia azioni volte a prevenire peggioramenti e risolvere quanto prima le cause che possono determinare la crisi conclamata.

Valuta se nella tua azienda ci sono campanelli d’allerta con:

Allerta d’Impresa Entriage

E se non implemento questi sistemi, cosa succede? Se “non ho soldi da spendere in queste cose”?

Riconosciamo che spendere in “informazioni” e “dati” sembra improduttivo e secondario rispetto a spendere per comprare materie prime o pagare stipendi, ma ormai non si può prescindere da sistemi consolidati di gestione per garantire sicurezza e prosperità alle aziende.

Il legislatore anticipa quindi tutti quelli che pensano di evitare queste spese, e costringe tutte le aziende a nominare, entro il 2019, un sindaco o revisore unico se negli ultimi 2 anni la società ha avuto un:

  1. totale dell’attivo dello stato patrimoniale maggiore di 2 milioni di euro;
  2. ricavi delle vendite e delle prestazioni maggiore di 2 milioni di euro;
  3. dipendenti occupati in media durante l’esercizio maggiore di 10 unità.

Il  sindaco/revisore avrà poteri più incisivi nel controllo delle società proprio per verificare se gli indicatori pre-crisi sono in linea (e anche per assicurarsi che l’azienda si sia dotata di un assetto organizzativo adeguato). A tali poteri sono legati anche responsabilità specifiche anche penali, se questi dovesse mancare nel suo ruolo.

È quindi verosimile ipotizzare che gli organi di controllo già in essere (sindaci e/o revisore) e nuovi da nominare da febbraio 2019 adottino comportamenti e misure di controllo più restrittivi secondo le nuove disposizioni di questa riforma, al fine di ridurre rischi e responsabilità penali e se del caso segnalando i problemi all’Ocri.

Questo decreto crisi d’impresa e l’istituzione della procedura di Allerta con l’Ocri (Organismo di composizione della crisi), si adegua alle esperienze di altri paesi in Europa, che hanno permesso di anticipare crisi aziendali ben più gravi, e di ridurre gli effetti derivanti da licenziamenti e fallimenti.

È del resto assodato che quanto prima si interviene in un’azienda, migliori sono le aspettative di successo dell’intervento.

E ora, da dove si comincia concretamente?

Non c’è molto tempo da perdere, soprattutto se la propria azienda ha parametri che già evidenziano criticità.

Suggeriamo di iniziare subito a verificare i parametri pre-crisi del proprio bilancio con il nostro report di “Allerta d’impresa Entriage”.

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Jimmy Clarini – Fondatore di Entriage

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