Il manager/proprietario infallibile ed i cambiamenti di mercato.

di Stefano Quercitemporary manager.

Sono venuto a conoscenza, o ho visto per esperienza personale, quattro casi di aziende medie nelle quali si è ripetuto lo stesso scenario.

Un manager/proprietario, che veniva da un periodo abbastanza lungo di successi/risultati positivi e che, secondo lui, era diventato infallibile o che, in alcuni casi, aveva piacere di pensarlo. 

Questa sensazione di infallibilità lo aveva condotto a commettere alcuni o tutti i seguenti errori chiave:

·      Sottostimare la fortuna e le condizioni di mercato favorevoli che aveva avuto.

·      Adagiarsi nella sicurezza che le cose sarebbero andate sempre così.

·      Sovrastimare la propria capacità di fare fronte a qualsiasi cambiamento.

·      Incapacità di ammettere i propri errori fino a quando la situazione non era divenuta irreversibile.

 Tre di questi casi si sono risolti in un fallimento, uno si è salvato.

Non faccio nomi e racconto i quattro casi.

 Il primo, una società nel settore metalmeccanico con un “padre-padrone”, desideroso di affermare sé stesso, incapace di riconoscersi meriti effettivi esistenti in presenza di una preparazione culturale da lui giudicata insufficiente, un’amante in una posizione chiave dell’azienda con forte volontà propria che rendeva fluido l’organigramma. Un periodo di espansione a doppia cifra durata molti anni, una continua crescita accompagnata da acquisizione di status symbol, una villa padronale che dominava la zona dello stabilimento, per affermare sé stesso. Da qui il senso di onnipotenza e l’incapacità di, o la volontà di non, delegare. Per questo, cessato il momento favorevole di mercato e arrivata la necessità di passare la mano, l’azienda non ha superato il passaggio generazionale.

 Il secondo, una società che produceva campi di lavoro per l’Italia e per l’estero, Il proprietario/padrone, di aspetto molto poco attraente e basso di statura, usava scarpe rialzate di oltre 6/7 cm. Anche lui proveniente da un periodo di crescita velocissimo e pluriennale. Anche qui status symbol, vuole guidare una Ferrari per far dimenticare altre carenze. L’infallibilità gli fa acquisire qualsiasi lavoro in qualsiasi condizione senza far riferimento alla consistenza del cliente ed alle proprie capacità finanziarie. Il primo cliente grande, troppo grande, che non paga nei tempi e l’azienda fallisce.

 Il terzo, una società nell’edilizia, l’Amministratore Delegato/padrone parziale e comunque incontrastato, anche lui proveniente dalla gavetta e con preparazione culturale di base, attraversa anni floridissimi. Poco prima del disastro acquista per sé e per i top manager, figlio compreso, 4 Audi A8 del valore di oltre 80k€ ciascuna. Il gruppo poteva permetterselo, ma anche questa era una necessità di affermazione indiretta di successo verso l’esterno. Convinto di essere infallibile, negli anni precedenti non aveva mai commesso errori o erano stati coperti dal mercato favorevole, decide di acquisire due realtà su consiglio di personaggi che fanno leva sull’ego smisurato della persona. In entrambi i casi, acquisizioni fatte nella convinzione che, “essendo infallibile riuscirò a uscire vincente anche da queste scommesse”. Nei nuovi settori acquisiti, i mercati, le tecnonologie sono diverse, mancano nella struttura le figure sufficienti per far fronte alle nuove esigenze. L’ad da solo non è in grado di sopperire. Il mercato dell’edilizia gira e il gruppo va a gambe all’aria.

Il quarto caso, una società media nel settore della trasformazione dell’acciaio, un proprietario/padrone di alto livello culturale e sociale. Operante in un mercato protetto, quasi monopolista, aveva vissuto decenni di risultati positivi e opulenza. Si costruisce una villa degna di un nobile. L’infallibilità lo fa decidere di fare un salto dimensionale ancora superiore senza chiedersi se ne ha la forza tecnica e finanziaria. La struttura di personale manca di Direttore Tecnico in quanto il ruolo è gestito, part time e solo per soddisfare il proprio ego, dal proprietario stesso. Acquista e decide di avviare una linea di produzione automatica in continuo (investimento che raddoppia di fatto la capacità effettiva dell’azienda) senza averne le capacità di gestione e la capacità finanziaria per far fronte a un periodo di avviamento/apprendimento, con cattivi risultati, più lungo del previsto. Contemporaneamente, il paese liberalizza il settore. In questo ultimo caso il proprietario riesce ad accorgersi in tempo, chiede aiuto ad un socio esterno, accetta di aver sbagliato, cede la maggioranza dell’azienda e l’azienda è sopravvissuta.

Conclusione. Nei quattro casi, quasi tutto coincide tranne la preparazione e lo status sociale dell’unico che è stato capace di accettare i propri errori e sacrificare il proprio ego per salvare l’azienda.

Spesso è più la psicologia/impreparazione del proprietario padrone che causa/facilita la crisi aziendale, sicuramente favorita da situazioni di modifica del mercato esterne, e la porta al risultato completamente negativo.