Allerta d’impresa: prima si capisce, prima si risolve.

A cura di Massimo Talone Vice-presidente Commissione Finanza Aziendale e Controllo di Gestione ODCEC di Milano e A.U. Value Rating & Consulting s.r.l.

Con la raccomandazione 2014/135/Ue, la Commissione europea, al paragrafo 6, ha prospettato la possibilità per l’imprenditore di accedere a procedure di risanamento e ristrutturazione finanziaria in una fase il più possibile precoce della crisi, sollecitando l’adozione di sistemi di allerta interna (early warning system) regolati da principi di governance ed in grado di favorire una rapida soluzione, limitare le perdite per i creditori e garantire il mantenimento del presupposto di continuità aziendale(1).

Più recentemente, la proposta di direttiva 2016/0359 del 22 novembre 2016, nota come direttiva sulla pre-insolvency, all’art. 25, 2° comma, sollecita un intervento degli Stati membri sulle procedure di risanamento e ristrutturazione, incoraggiando l’introduzione anche a livello normativo di efficaci meccanismi di controllo interno per la prevenzione degli stati d’insolvenza e rapida soluzione delle crisi d’impresa.

Da ultimo ma non per ultimo, presso le commissioni parlamentari competenti del Senato, in sede referente, è stato di recente licenziato il testo definitivo senza ulteriori emendamenti del progetto di legge delega n. 3671-bis (c.d. riforma Rordorf) già approvata alla Camera in data 27 gennaio 2017.

Quest’ultimo, all’art. 4, introduce l’obbligo per revisori e sindaci di attivare, in caso di crisi d’impresa, una procedura di allerta preventiva sul modello francese della Procédure d’alert finalizzata a prevenire tempestivamente le situazioni di insolvenza e avviare, su iniziativa degli organi amministrativi, idonee misure di recovery già nelle fasi inziali di squilibrio economico-finanziario.

In particolare, l’articolo 14(2) del suddetto disegno di legge delega per la riforma della disciplina della crisi d’impresa dispone, tra le modifiche da apportare al Codice Civile, che sia introdotto “l’obbligo per gli imprenditori e gli organi sociali di istituire assetti organizzativi adeguati per “la rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale”.

Le suddette norma avranno portata generale, interessando tutte le società di capitale, compreso quindi le s.r.l.,  prevedendo infatti il già citato art. 14, l’obbligo per quest’ultime di prevede nella propria governance la figura, anche monocratica, del sindaco-revisore quando la società per due esercizi consecutivi abbia superato almeno uno dei seguenti limiti: 1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro; 2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro; 3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità.

L’obiettivo è quello di responsabilizzare gli organi di controllo societario (revisori e sindaci), anche nelle PMI, sull’affidabilità dell’informativa contabile (bilanci d’esercizio e infra-annuali) in riferimento alle principali poste soggette a criteri valutativi e di dubbia veridicità (es.: magazzino, crediti commerciali, debiti commerciali, partite infragruppo, ricavi e oneri diversi, risconti e ratei, fatture da ricevere, fatture da emettere, oneri capitalizzati), procedendo ad una revisione sostanziale e non meramente formale del loro grado di accuratezza e significatività in rapporto alla reale situazione economico-finanziaria e patrimoniale prospettata alla banca.

Si prevede la conclusione dell’iter parlamentare per l’approvazione del provvedimento entro fine anno e l’approntamento dei decreti attuativi entro il 2018.

L’ODCEC di Milano, con la collaborazione di primarie banche e società di revisione e della Centrale dei Bilanci (gruppo Cerved), ha predisposto un primo protocollo operativo sui SISTEMI DI ALLERTA INTERNA, che ha portato a definire precise linee guida operative pubblicate sul Quaderno SAF n. 71 (www.odcec.mi.it/Ordine/Quaderni.aspx) proponendo anche un modello di adeguata verifica per la valutazione, sistematica e documentata, delle anomalie rilevanti che impattano sulla stima della probabilità di default (scaricabile gratuitamente dallo stesso sito).

Questa procedura, rivolta non solo a revisori e sindaci ma anche a consulenti specializzati in sistemi di controllo interno, rappresenta la fase diagnostica del protocollo operativo a prevenzione della crisi d’impresa che l’ODCEC di Milano intende approntare e proporre.

In particolare, con il documento in oggetto, è stata predisposta un’articolata procedura operativa, definita ADEGUATA VERIFICA, a cura di revisori e sindaci, finalizzata al controllo continuativo e sistematico del presupposto di continuità aziendale e stima quantitativa del rischio d’insolvenza (probability of default).

Le Linee guida inoltre recepiscono in pieno le indicazioni definitorie, metodologiche e strumentali proposte dai provvedimenti normativi citati ed in corso di approvazione oltre ad essere compliance con le indicazioni normative e regolamentari emanate a livello Ue dai regulator bancari, di mercato e contabili (cfr. Linee guida sugli NPL emanate dalla BCE e principio contabile IFRS 9). Si veda anche l’articolo comparso su Il sole 24 Ore Norme e Tributi del 23 agosto 2017 a pag. 19.

In particolare, “Le linee guida per le banche sui crediti deteriorati (NPL)”(3) emanate dalla BCE ed in vigore dal marzo 2017, conformemente al nuovo principio contabile IFRS 9 e alle indicazioni normative emanate dagli altri regulator finanziari (EBA, ESMA, Comitato di Basilea, IASB), impongono alle banche una valutazione prospettica (c.d. forward-looking approach) e su base stocastica multi-scenario del merito creditizio (inteso come capacità di credito e capacità di rimborso), sia in fase di prima concessione (origination) che di monitoraggio (monitoring), nonché in fase di forborne (operazioni oggetto di concessione).

Per quanto concerne in particolare l’operatività delle banche (ma la regola è immediatamente estendibile anche ai presidi di vigilanza e controllo interno delle imprese non finanziarie), il corretto recepimento delle indicazioni BCE sulla gestione dei NPL e, più in generale su una corretta valutazione economico-finanziaria delle controparti e del correlato rischio di credito (perdita attesa ed inattesa), impone loro di svolgere in ogni processo decisionale di forbearance (ristrutturazione del debito) un doppio test:

  1. Una valutazione (comparativa) di convenienza economica (comparable economic value), attraverso il calcolo del NPV – Net Present Value – di ogni opzione possibile;
  2. Una valutazione di sostenibilità finanziaria per ogni intervallo temporale dell’holding period considerato (viability test).

Al primo protocollo operativo sui sistemi di allerta (Quaderno SAF n. 71) farà seguito un secondo protocollo operativo sui SISTEMI DI FORWARD-LOOKING INFORMATION E RECOVERY PLANNING, oggetto di un gruppo di lavoro che l’ODCEC di Milano ha costituito di recente con le principali banche italiane, Cerved e primarie società di revisione, i cui lavori sono attualmente in fase di conclusione.

Quest’ultimo, rappresenterà la naturale implementazione della prima e definirà le linee guida per la fase prognostica del complessivo processo di problem solving & decision making, consentendo di definire un’articolata procedura di produzione, elaborazione e asseverazione di informativa finanziaria prospettica (business & recovery planning), compliance alle nuove norme di legge in fase d’introduzione (leggasi, riforma della legge fallimentare) e in linea con quanto previsto dalla normativa regolamentare emanata dai regulator bancari (EBA e BCE).

L’obiettivo finale è collegare i sistemi di allerta interna della Banca (early warning), in conformità ai precetti imposti dalla BCE e dall’EBA /vedi Linee guida NPL) con i sistemi di allerta interna aziendale (adeguata verifica da parte di revisori e sindaci), imposti dalla rinnovata normativa in materia di procedure concorsuali (nazionale e europea) ottimizzando il sistema congiunto di prevenzione della crisi e salvaguardia della continuità aziendale.


(1) In particolare, all’art. 3 della proposta di direttiva Ue 2016/723, attualmente in discussione in sede referente, prevede che “Gli Stati membri provvedono affinché i debitori e gli imprenditori abbiano accesso a strumenti di allerta in grado di individuare un andamento degenerativo dell’impresa (/ovvero, un aumento significativo della probabilità d’insolvenza tale da indurre gli organi preposti al controllo interno e alla vigilanza ad assegnare all’impresa un rating che imponga d’adozione di adeguate misure correttive, N.d.R.) e segnalare al debitore o all’imprenditore la necessità di agire con urgenza (ovvero, adottare a cura degli organi amministrativi un adeguato recovery plan, N.d.R.).

(2) Art. 14 (Modifiche al codice civile)

Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo procede alle modifiche delle seguenti disposizioni del codice civile rese necessarie per la definizione della disciplina organica di attuazione dei princìpi e criteri direttivi di cui alla presente legge, in particolare prevedendo:

  1.  l’applicabilità dell’articolo 2394 alle società a responsabilità limitata e l’abrogazione dell’articolo 2394-bis;
  2. il dovere dell’imprenditore e degli organi sociali di istituire assetti organizzativi adeguati per la rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi per l’adozione tempestiva di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale;
  3. l’assoggettamento alla procedura di liquidazione giudiziale come causa di scioglimento delle società di capitali ai sensi dell’articolo 2484;
  4. la possibilità di sospensione dell’operatività della causa di scioglimento di cui all’articolo 2484, primo comma, numero 4), e all’articolo 2545-duodecies, nonché degli obblighi posti a carico degli organi sociali dagli articoli 2446, secondo e terzo comma, 2447, 2482-bis, quarto, quinto e sesto comma, 2482-ter e 2486, in forza delle misure protettive previste nell’ambito delle procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, degli accordi di ristrutturazione dei debiti e di regolazione concordata preventiva della crisi;
  5. i criteri di quantificazione del danno risarcibile nell’azione di responsabilità promossa contro l’organo di amministrazione della società fondata sulla violazione di quanto previsto dall’articolo 2486;
  6. l’applicabilità delle disposizioni dell’articolo 2409 alle società a responsabilità limitata, anche prive di organo di controllo;
  7. l’estensione dei casi in cui è obbligatoria la nomina dell’organo di controllo, anche monocratico, o del revisore, da parte della società a responsabilità limitata, in particolare prevedendo tale obbligo quando la società per due esercizi consecutivi ha superato almeno uno dei seguenti limiti: 1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro; 2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro; 3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità;
  8. prevedere che, se la società a responsabilità limitata, in tutti i casi in cui è obbligata per legge, non nomina l’organo di controllo o il revisore entro il termine previsto dall’articolo 2477, quinto comma, del codice civile, il tribunale provvede alla nomina, oltre che su richiesta di ogni interessato, anche su segnalazione del conservatore del registro delle imprese;
  9. prevedere che l’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore cessa, per la società a responsabilità limitata, quando per tre esercizi consecutivi non è superato alcuno dei limiti di cui alla lettera g).

(3) ECB, “Guidalance to bank non-performing loans”, marzo 2017. Tali riferimenti normative, seppur non vincolanti, sono tuttavia da considerarsi un framework non derogabile a meno di non riuscire ad “illustrare alle autorità di vigilanza le motivazioni di qualsiasi scostamento rispetto al loro contenuto” (par. 1.2, 3° capoverso). Le Linee guida BCE, pur essendo in primis finalizzate alla gestione efficace ed efficiente dei crediti deteriorati secondo la definizione uniforme emanata dall’EBA, in realtà hanno un campo di applicazione molto più esteso. Esse si applicano anche ai crediti in bonis sotto osservazione in quanto ad elevato rischio di deterioramento (watch-list) ed ai crediti in bonis per i quali è stato chiesto una misura di concessione (forborne) (par. 1.3 – Perimetro delle Linee guida). In riferimento all’universo delle PMI italiane, esso quindi interessa circa il 50% delle posizioni di rischio.