Per alcuni sono rose, per altri solo spine. Cosa cambia per le aziende italiane con gli NPL, IFRS9, UTP.

Ecco l’autorevole punto di vista del dott Alessandro Pellegatta, dirigente bancario, esperto in materia di aziende in crisi, su come le presunte lontane decisioni “europee” impattano sulle aziende italiane.

 

I crediti deteriorati rappresentano un problema spinoso: il 14 marzo scorso la Commissione UE ha reso pubbliche le sue proposte per cercare di risolverlo.

Nonostante i buoni progressi compiuti – dicono in sintesi i commissari europei – resta ancora molto da fare per eliminare le giacenze residue di questi crediti e prevenirne l’accumulo in futuro.

LA COMMISSIONE PREVEDE INTERVENTI SU 4 ASPETTI FONDAMENTALI 

1) Obbligare le banche ad accantonare fondi a copertura dei rischi relativi ai prestiti futuri alle aziende

2) Incoraggiare lo sviluppo dei mercati secondari delle NPL (“vendere” i crediti a terzi)

3) Agevolare il recupero dei crediti

4) “Assistere gli Stati membri che lo desiderano nel processo di ristrutturazione delle banche fornendo orientamenti non vincolanti […] per l’istituzione di società di gestione di attivi o altre misure in materia di crediti deteriorati”.

Negli ultimi anni l’UE ha ridotto i rischi che pesano sul settore bancario, e le banche europee dal 2014 hanno raccolto capitale aggiuntivo per € 234mld., ma alcune di loro devono a loro volta rivedere il proprio business model, e fanno sempre più fatica a generare utili (considerati anche i livelli bassissimi dei tassi di interessi attuali).

Le banche italiane (fonte: Sole 24 Ore del 13 marzo 2018) presentano inoltre valori di NPE ratio (rapporto tra NPE e totale dei crediti) ancora molto elevato rispetto alla media UE. Per effettuare il destocking di questi crediti deteriorati ci vorranno anni. Le richieste di maggiori coperture su tali NPE da parte della BCE costringe le banche a nuove iniezioni di capitali: se ciò non sarà possibile, il rischio di nuovi fenomeni di credit crunch è molto concreto.

 

E PER LA MIA AZIENDA CHE CONSEGUENZA HA TUTTO QUESTO? 

Per evitare ulteriori assorbimenti di capitali, le banche italiane (soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni che non dispongono di grandi patrimoni) potrebbero dunque essere sempre più selettive nella concessione e gestione del credito alle PMI.

Alcune aziende non avranno problemi, e anzi usufruiranno probabilmente di benefici, come tassi di interessi più bassi, grazie al proprio buon livello di rating.

Si tratta di imprese in grado di proporre corretti modelli di governance, capaci di interloquire con gli istituti di credito presentando dati e informazioni bene organizzati e conformi ai nuovi requisiti del principio IFRS9.

Chi saprà attestare con appositi business plan la propria capacità (attuale e prospettica) di generare flussi di cassa adeguati a ripagare il debito bancario si troverà dunque avvantaggiato.

Ma molte altre aziende in crisi incontreranno serie difficoltà di accesso al credito potrebbero anche finire sui tavoli degli OCC (Organismi di Composizione della Crisi) previsti dalle norme di attuazione della riforma della legge fallimentare.

I problemi di oggi possono però essere le nuove opportunità di domani.

Spetta agli imprenditori comprendere questa nuova fase, e cercare di attuare quel cambiamento culturale e professionale nei rapporti con le banche richiesto dalle nuove normative europee. La cultura del cambiamento è del resto una delle più grandi priorità del nostro Paese, anche se nessuno ne parla mai. E chi non ha la capacità di adattarsi ai nuovi contesti è destinato a soccombere come le altre aziende in crisi prima di lui.

La longevità delle imprese è in continua diminuzione: delle 500 aziende presenti nella lista Fortune del 1955, dopo 50 anni erano rimaste appena 71. E il dato è in peggioramento: solo metà delle aziende citate nella lista Fortune 500 di dieci anni fa è presente ancora oggi. Nessuna azienda oggi può permettersi di rimanere la stessa. Evitare di mettersi in discussione e di cambiare velocemente significa scomparire.

di Alessandro Pellegatta (dirigente bancario)

 

Se vuoi sapere come la banca vede la tua azienda, o pensi che la tua azienda sia in crisi e vuoi dialogare “ad armi pari” in modo preparato richiedi di realizzare il Triage Test.

Richiedi il TRIAGE TEST

Jimmy Clarini – Fondatore e Amm.re unico di Entriage

Vuoi capire se dietro alcuni sintomi si nasconde un’insidia o qualcosa di più complesso?

Scopri cos’è il TRIAGE TEST©. Chiedi un incontro confidenziale con Jimmy Clarini.

Resta aggiornato