Allerta d’impresa: se la conosci la eviti.

Quando alcuni valori del nostro sangue superano certi parametri, ci mettiamo in allerta. È un fatto assodato, al quale siamo fortunatamente abituati.

Perché non dovrebbe accadere lo stesso per un’impresa? Esistono indicatori che mettono in allerta la nostra azienda: è bene conoscerli per evitare guai, e rimanere in buona salute, o recuperarla al più presto. Di più: è bene conoscere alcuni indicatori proprio per evitare la procedura d’alert di crisi d’impresa.

Proseguiamo oggi con l’aggiornamento sugli articoli della riforma d’impresa che riguardano l’operatività quotidiana di tutte le aziende, anche quelle sane. Di 362 articoli dei decreti in via di emanazione ce ne interessano pochissimi. Oggi trattiamo l’articolo n° 15.

 

Il 1° paragrafo dell’art 15 della riforma recita: “Costituiscono strumenti di allerta gli oneri di segnalazione posti a carico dei soggetti qualificati (Ndr: sindaci, revisori, Agenzia delle entrate, Inps e banche), unitamente agli obblighi organizzativi posti a carico dell’imprenditore nel codice civile, alla tempestiva rilevazione degli indizi di crisi ed alla sollecita adozione delle misure più idonee alla sua composizione”.

Si potrebbe tradurre così il linguaggio tecnico del legislatore: l’alert di crisi d’impresa è un obbligo di legge che scatta in presenza di specifici indicatori. Sono tenuti a dichiarala diversi soggetti, interni ed esterni all’azienda.

L’art. 15 prosegue con paragrafi che parlano di attivazione della procedura e dettagli di stampo procedurale.

 

PREGI E DIFETTI DELL’ALLERTA D’IMPRESA

Sgombriamo il campo da incomprensioni. L’alert di crisi d’impresa indica un percorso formale al quale l’imprenditore si trova costretto perché è stato “segnalato” da uno dei soggetti sopra elencati, in seguito a un chiaro indicatore di crisi.

Il pregio di questo meccanismo? Evitare il peggio, come un concordato o un fallimento. Ma c’è anche un difetto. l’allerta d’impresa costringe l’azienda a prendere contatto con dati di realtà, evitando quel tipico, nefasto meccanismo di negazione della crisi da parte di chi vive in azienda. Spesso infatti gli azionisti, gli amministratori, il management rifiutano di vedere i primi segni di crisi, presenti anche parecchi anni prima del suo manifestarsi. O non sono in grado di farlo. Le conseguenze sono quasi sempre devastanti.

È quindi cruciale per un imprenditore capire qual è il confine tra l’ambito della sua responsabilità di comando e il territorio dell’allerta d’impresa, nel quale le sue decisioni sono limitate.

Il decreto definisce questo confine in modo molto chiaro:

Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore e rilevabili attraverso appositi indici, con particolare riguardo alla sostenibilità dei debiti nei successivi 6 (sei) mesi ed alle prospettive di continuità aziendale, nonché l’esistenza di significativi e reiterati ritardi nei pagamenti, tenuto conto anche di quanto previsto nell’articolo 27 (Ndr: scaduto di stipendi per oltre 60 gg, scaduti fornitori oltre 120 gg, ecc.)

 

L’ALLERTA D’IMPRESA E’ DA EVITARE COME LA PESTE

Per chi, come Entriage, si occupa di prevenzione e risoluzione di criticità, l’allerta d’impresa è da evitare come la peste. È un campo d’azione per “professionisti di procedure e di leggi” che sapranno sicuramente trovare soluzioni, ma in ritardo e ormai in condizioni non ottimali: perché se è vero che l’azienda non riesce a sostenere i suoi debiti nei successivi 6 mesi e forse ha già collezionato ritardi di pagamento di qualche F24 e verso qualche fornitore, ciò vuol dire che il problema era già presente da alcuni anni.

Ogni azienda ha metodi e strumenti per controllare l’andamento della propria attività, e ognuna crede di avere il meglio, o quanto meno l’essenziale, per navigare.

Incontro molti imprenditori i cui bilanci sono palesemente in disequilibrio: e con attività che assorbono e bruciano liquidità e cassa e per il quale il sistema bancario ha continuato a sopperire. Non so quanto le banche continueranno a farlo alla luce dei nuovi principi contabili IFRS9 [mettere il link all’articolo Marzo 2018 su Ifrs9 di Pellegatta]. Ma so che sarà sempre più cruciale per ogni azienda presentare budget economici, patrimoniali e finanziari completi e mensilizzati: non meri esercizi contabili ma sintesi di ragionamenti industriali, e imprenditoriali, i cui effetti finanziari devono essere chiari.

In presenza di palesi contraddizioni o insostenibilità finanziaria, c’è modo e tempo per apportare i dovuti correttivi. Ma tutto va fatto prima di incorrere nell’alert di crisi d’impresa. Che va davvero evitata, come la peste.

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Jimmy Clarini – Fondatore e Amm.re unico di Entriage

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